Free Printables

29/06/08

E se solo mi spavento poi cado giù


"A cavallo di una bici il tuo principe verrà e se qualcos'altro vuoi lui te lo darà"


 Tempo di pedalate finalmente. Di spinte energiche e sudore sulla fronte. Carichiamo le bici e andiamo su in montagna dai! Pedaliamo forte lungo le discese ( i freni li hai controllati? ) che voglio sentire il vento fresco sulle spalle. Magari cado e mi sbuccio un ginocchio perchè no. Tu per quanto tempo riesci a pedalare? Mi piace ascoltare il tuo respiro affannoso lungo le salite e le nostre vecchie bici che forse scricchiolano un po', ma hanno ancora tanta voglia di chilometri e cieli pieni di nuvole. Quando si parte?
Io non sono allenata un granchè, ma ho tanta volontà e una bici color ciliegia. Quando le bici lo vorranno ci fermeremo su un prato, su in montagna io ci voglio andare anche se le salite non le reggo tanto. E' tempo di bici. Portiamole fuori, ridiamo loro la libertà dopo mesi di prigionia in un sottoscala. Niente puzza di benzina, solo muscoli e sudore. Quando si parte?

( Ascolto : Artemoltobuffa - Pomeriggio D'asma )

27/06/08

e le pieghe dei cuscini


© Mafa

E così ,tutto a un tratto, non si parla più. La necessità cede il passo alla ragione e le crisi di astinenza emotiva si dissolvono. Forse un tempo erano solo capricci, incroci di mani da poter stringere forte. Mani che cercavo con insistenza, abbracci che tardavano ad arrivare. Io sto bene e ho il cuore pieno fin quasi all'orlo. Sto bene e la bilancia è testimone di ciò. Mi prendo cura di te, ti dimostro il mio affetto e questo non ti infastidisce. Grazie. Posso volerti bene ancora un altro po' ? Per me conta solo questo. Per me conta solo voler bene a qualcuno e per fortuna sei arrivato tu e i tuoi capelli ricci. La mia vita si è riassestata, i lavori in corso sono quasi terminati e tutto ha ritrovato il suo ordine. Le abitudini, io davvero non posso farne a meno. Le tue e le mie e i tuoi racconti ,le foto e i cineforum. Non credevo di riuscire a incontrare di nuovo una persona dolce e interessante. Invece sei qui. Grazie ancora mio caro copilota.

13/06/08

teorema dello spazio


© Mafa

A volte sono ossessionata dai perimetri.
Da tutto ciò che segna un confine,un recinto,da tutto ciò che chiude uno spazio.
I perimetri ci indicano l'inzio e la fine, ci suggeriscono il punto oltre il quale non dobbiamo spingerci.
Sono come delle linee guida per chi non è abituato a vedere e osservare con cura,  per chi non ha la percezione del limite. Mi piace tastare con i polpastrelli il bordo degli oggetti, gli spigoli e le rotondità di tutto ciò che mi circonda.  Ogn cosa ha il suo perimetro, così come i miei pensieri. Anche loro sono squadrati, chiusi in un recinto preciso, anche loro hanno dei limiti oltre i quali non si spingono.
A volte penso che servirebbe solo cancellare i contorni e creare spazi nuovi.

10/06/08

Letture Mattutine


© Mafa

"Mi sa che è questo il mio limite: mi mancano le conclusioni, nel senso che ho l'impressione che niente finisca mai veramente. Io vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d'amore sporattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero  più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati."

( Leggo: Diego De Silva - Non Avevo Capito Niente )


04/06/08

SerataCineforum

Grazie, mio caro copilota, per le seratecineforum. Per i film di Kusturica (di cui avevo visto davvero poco) e per avermi fatto scoprire Gatlif.  Arriva sera e noi seduti sul divano a guardare vecchi film muti di Charlot. Arriva sera e balleremo sulle note gitane di Latcho Drom. Ho intenzione di consumare la tua immensa videoteca. Ho intenzione di guardare tutti i film di Jodorowsky e David Lynch. E registi bulgari,polacchi,russi e algerini di cui ancora non so. Perchè io ti ascolto con incanto quando mi parli do cose che non conosco e sono quasi contenta di non saperne poi molto. Sono contenta di scoprire film come "Freaks" e "Fando y Lis".

Mafa in queste ultime settimane insieme al suo fidato copilota e con la collaborazione del suo (s)comodo divano, ha divorato con gli occhi:

- Gatto nero gatto bianco
- Il tempo dei Gitani
- Arizona Dream
- Underground
Di Emir Kusturica

- Il paese incantato (Fando y Lis) 
 Di Alejandro Jodorowsky

- Gadjo Dilo
- Latcho Drom (da rivedere)
Di Tony Gatlif

- Le luci della città
Di Charlie Chaplin

- Train de vie (rivisto perchè già lo conoscevo)
Di Radu Mihaileanu

-
Freaks
Di Tod Browning

Presto aggiornerò la mia lista .

Re-se-t


© Mafa

Il traffico silenzioso di pensieri incrociati che si allineano diligentemente davanti ad uno schermo luminoso. Questi piccoli attimi di memoria che si staccano dalla matassa come iceberg pronti a sciogliersi vanificati dal sole. Le sensazioni e i sentimenti, appunti sensoriali che cambiano e si evolvono di continuo. Noi cambiamo, cambiamo piano o veloce ma non rimaniamo gli stessi. Cambiamo e osserviamo ogni volta da prospettive diverse. E ogni giorno è una piccolissima modifica, ogni giorno un piccolo pezzettino dell'iceberg della nostra memoria è destinato a prendere il largo. Ricordare non è necessariamente rimpiangere e guardare indietro non vuol dire aver voglia di rifare la stessa strada a ritroso. Capita che alcune notti siano frutto di reset emozionali grossolani e malriusciti, come viaggiare indietro nel tempo catapultati in situazioni vissute male pensando al futuro. Anche stamattina ho aperto gli occhi e osservato la sveglia sul comodino.

( Ascolto: Jens Lekman - It was a strange time in my life )

02/06/08

In Sala

Siamo debitori verso Garrone e Saviano per la loro denuncia della camorra. Ma non ci sono solo loro

"La moglie di un altissimo dirigente dell'economia nazionale ha dichiarato che Gomorra fa male all'Italia. Le classi dirigenti, sia quella economica sia quella politica e al loro seguito la corte mediatica e culturale (tanto di sinistra! Ma si sta già trasformando perché, al solito, "Francia o Spagna purché se magna"), le hanno fatto certamente un bene maggiore, visti i risultati. Ma è inutile polemizzare con lor signori, vediamo le cose dal basso e dal concreto del funzionamento della nostra società. Il film Gomorra, quasi religioso nella sua austerità, compostezza e coerenza e nel suo rifiuto degli effetti speciali e del sangue gratuito (e anche della musica: che meraviglia, un film senza le sviolinate e tammurriate di Piovani e Morricone, ma con la musica della realtà, con suoni e rumori – anche atroci – della vita comune), è un capolavoro, che conferma il grandissimo talento di Matteo Garrone. Il regista è stato autore qualche anno fa dell'Imbalsamatore, che già fotografava i dilemmi di un paese stretto tra le proposte speculari di una vita normale e inginocchiata o di una anormale e sovreccitata, tra un bene e un male parimenti squallidi, tra un'amorale ignavia e un'amorale arroganza. Gomorra è quasi un miracolo e il pubblico l'ha capito: vi assiste in un silenzio assorto e quasi sbalordito, come se fosse per la prima volta di fronte a una faccia tutt'altro che oscura della nostra società. Ci sono state nel nostro cinema centinaia di opere che hanno denunciato la mafia, la camorra e altre storture secondo i modi di un'indignazione gridata e superficiale, recitata, di una narrazione codificata anche nelle sue convulsioni tra fiction e giornalismo. Gomorra le seppellisce d'un botto, così come il libro da cui è tratto ha fatto dimenticare per un po' il bieco cronachismo televisivo e l'ipocrisia del 90 per cento del nostro giornalismo. Inoltre il film di Matteo Garrone, in buona parte autonomo rispetto al libro di Roberto Saviano, ha stabilito un metodo di lavoro: l'integrazione di una troupe non venale e mai cialtrona, come invece sono quasi tutte le troupe romane a tutti i livelli; l'incontro assiduo e convinto con chi su un territorio attivamente opera e soffre; l'ascolto della realtà e non la sovrapposizione a essa di pregiudizi e ideologismi (e se non si fanno i nomi, tanti e pluripremiati, è solo per carità di patria e "di sinistra"). Ci voleva un grandissimo talento, ma anche una grandissima saggezza e maturità etica e politica per procedere in questo modo, controcorrente rispetto agli opportunismi mercantili e parapartitici o alle beceraggini narcisistiche dei nostri presuntuosi e vacui, vecchi e giovani Autori. Gomorra restituisce la speranza nella possibilità che anche in Italia, nonostante la stupidità e la corruzione di questo ambiente, possa trovar fiato un cinema vero e necessario. E non si tratta solo di cinema. Resteremo debitori a Saviano e a Garrone della lucida interpretazione di un fenomeno come la camorra e delle sue complicità, pur nei diversi modi del loro discorso. Ma non ci sono solo loro.
Dovessi dire quali sono state le migliori e più adulte sorprese della nostra letteratura e del nostro cinema recente, dovrei ricordare l'opera di altri giovani attivi in cinema sia nella narrazione sia nella documentazione, santamente insofferenti verso le fiere delle vanità, i salottini protetti e le ciarle mediatiche. A Cannes c'era pure il film di Sorrentino su Andreotti, che non ho ancora visto ma di cui – mi fido – si dice gran bene e c'era un film apparentemente più piccolo, ma che non mi pare abbia molto da invidiare a quello di Garrone quanto a rigore e maturità stilistica e a etica dell'ispirazione e del racconto: Il resto della notte di Francesco Munzi, al secondo film dopo Saimir, che pochi hanno visto e che andrebbe recuperato almeno in dvd.  Anche questo film è perfettamente di questi anni e straordinariamente vero, bello, insieme durissimo e pieno di pietà per tutte le vittime di un contesto aberrante. Anche qui la narrazione è intrecciata. Tre blocchi raccontano tre realtà, nelle periferie della ricca Torino, chiudendo su più morti, sulla tragedia. Una famiglia mononucleare ricca e borghese, trincerata nella sua villetta collinare e malata della propria assenza di senso, la sfasciata famiglia di un ragazzo tossicodipendente, l'annaspare alla ricerca non di senso ma di radicamento e sopravvivenza di un altro piccolo nucleo parafamiliare di immigrati rumeni.  E i bambini, gli adolescenti che, come in Gomorra (ma stavolta anche quelli "bene"), appaiono le vittime designate della viltà dei grandi, come i capri espiatori di un mondo che non lascia speranza. Su questo film hanno avuto da ridire alcuni critici della fu sinistra, trovandolo troppo duro su tutto, anche sugli immigrati. Non esito a dire che le responsabilità – tante e disparate – del disastro del nostro paese ricadono sui boss dell'economia che si ritiene non criminale (e sulle loro signore), ma anche sulla confusione morale della fu sinistra e dei suoi portavoce intellettuali."

( Articolo di Goffredo Fofi tratto da www.internazionale.it )

01/06/08

Sono nel mio sogno


© Monster.

Una porta di legno antico rosso scarlatto,
tanto alta e imponente da non riuscire a vederne la fine.
E guglie dorate e mosaici surrealisti.
Verde acido,verde mela,verde oliva.
Verde tutt'intorno.
L'edera tra i piedi che stringe, l'edera attorcigliata alle caviglie.
Sento la terra nera,umida da bagnarmi i piedi scalzi.
Un'eco si diffonde ,acuta e profonda.
L'eco di mani minute e fragili che tentano di afferrare grosse maniglie dorate.
Suonano campanellini,un sottofondo tenue..
E se alzassi gli occhi al cielo? Davanti questa porta mi sento venir meno.
Ne cerco con lo sguardo la fine,ripercorrendo l'altezza delle crepe tra i mattoni. 
Su e ancora più su,così in alto da scatenare le vertigini.
Poi le nuvole pesanti,alcune soffici altre pesanti.
La porta di legno si apre,finalmente !!
Sono nel mio sogno con i capelli lunghi a coprirmi le spalle.
Sono nel mio sogno e non voglio che arrivi l'alba.
Resterei giorni giorni e giorni ancora ad ascoltare il suono tenace dei campanellini.
Qui nel mio sogno c'è pace. Ci sono porte ,lunghe strade di ferro battuto ,guglie di ottone e mosaici surrealisti. C'è l'edera avvinghiata alle mie gambe e gonne lunghe che danzano nel vento e il vento che si nasconde tra i capelli. Tengo gli occhi chiusi ancora per un po'?Arriverà la pioggia a bagnarmi il viso e le braccia e le dita .Cadrà a grosse gocce e il mio riflesso nell'acqua torbida,mista alla terra, sarà come tornare e richiudere la porta. Tutto si bagna ,tutto forse marcirà ma io resto a contemplarne il soave declino.

(Ascolto: Goran Bregovic - Ederlezi )