Free Printables

07/11/10

ma se i tuoi occhi fossero ciliegie, io non ci troverei niente da dire


Fuori piove a dirotto e io sono figlia della pioggia. Ascolto De Gregori pensando a te e ai mille me. Dalla finestra butto un occhio involontario e vedo sporadici ombrelli passeggiare per la strada. Colori poco saturi e scarsa profondità di campo non aiutano la mia assonnata fantasia. Magari leggo un libro, magari finisco di scrivere di dighe indiane e luce elettrica in un paesino chiamato Bilgaon. Mio fratello presto si farà un tatuaggio di cui mi sfugge il significato perchè io al posto suo mi tatuerei una mongolfiera dietro la schiena. Mi dici che sono bella così anche se ho i capelli bianchi e qualche ruga. Io non ci credo però. Oggi mi sei sembrato impaurito, come va senza di me che non ti aiuto a perdere tempo? Lo perdi lo stesso? Ci pensi al futuro? Io ho paura. Fuori piove come cascate e io ho rifiutato l'invito ad uscire. Mi avevano invitato e io ho risposto grazie no. Non ricordavo mi piacesse così tanto Erri De Luca, giro per la rete, controllo gli avvenimenti a cui non parteciperò e mi distendo sulle pagine del libro. Pagina 72 si parla della vanità virile dei marinai e tutto si ricollega. Quando leggo nei mezzi pubblici mi immedesimo fino alla nausea, poi poco prima di vomitare, dopo che l'autista ha svoltato per l'ennesima volta bruscamente, chiudo e faccio l'orecchio al libro. Si lo so che non si fa, ma io i segnalibri li dimentico. Un tempo me ne avevano regalato uno. Veniva da Praga e narrava di altre storie e di altri amori e forse è stato un bene che io l'abbia perso, come è stato un bene perdere altre memorie. Sono esercizi di stile, esercizi di reset emozionale. Ne ho ancora da allenarmi e ogni tanto rispuntano pezzetti stropicciati di memorie, ma sono piccoli incidenti di percorso senza conseguenze. Vittimismo e una sorta di dolce autocompiacimento nel sentirsi meno adatti di altri cento. Hai ragione forse si, è come adagiarsi placidamente nel ventre caldo delle insicurezze aspettando terremoti che ci smuovano e non ci facciano cadere giù. Adagiarsi e dimenticarsi di vivere. Non voler camminare più. Mettere radici invece di tagliarle via. Stasera mi cucio la bocca, è da un pezzo che non passa più nessuno per strada, da un pezzo nessuno mi saluta alla finestra. Torno a leggere di dighe indiane e di fiumi prosciugati dal potere.

Nessun commento:

Posta un commento